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Io sono leggenda: I virus nella letteratura distopica – Blog Tour

Siamo arrivati all’ultima tappa del Blog Tour/Review Party per la nuova edizione di Io sono Leggenda, dopo la recensione troverete un breve approfondimento sui virus nella letteratura, in particolare in quella distopica.

Quest’opera viene riproposta dalla Oscar Vault con una traduzione completamente rinnovata ad opera di Giovanna Scocchera. C’è qualcosa di particolarmente fatalistico nel fatto che questo libro sia stato riproposto proprio in questo periodo. Ammetto di aver apprezzato il libro ancora di più grazie alle situazioni vissute in questi ultimi mesi.

Certo, la nostra situazione non è assolutamente agli stessi livelli di catastrofismo! Però leggere un opera simile mentre si è chiusi in casa per la quarantena riesce a stimolare un’empatia particolare nei confronti della storia.

Recensione

L’opera di Matheson è uno dei capisaldi della narrativa distopica post apocalittica. Spesso distopia e fantascienza vengono confusi visto che si contendono un’ambientazione simile e spesso sono generi che si intrecciano. Ciò che differenzia li differenzia è il focus su cui si basa la narrazione. Nella fantascienza si parla principalmente dello sviluppo tecnologico, mentre nella distopia l’interesse è focalizzato su aspetti psico-sociali. Ed è proprio su questo aspetto che si basa Io sono Leggenda.

Io sono leggenda: I virus nella letteratura distopica
Io sono leggenda: I virus nella letteratura distopica

Rispetto ad altri distopici post apocalittici, che incentrano la narrazione sull’evoluzione della società e sul modo di riprendersi ed affrontare l’evento che l’ha distrutta, il libro di Matheson ha uno sviluppo che si concentra principalmente sulla psicologia del protagonista.

La scelta dello scrittore è quella di far partire la distruzione dell’umanità da un virus che trasforma le persone in creature simili a vampiri. E sembra che tutti vengano contagiati, tutti, tranne il protagonista Neville.
Si parte così all’interno di un viaggio nella mente umana, che ci porta a riflettere su cosa voglia dire credere di essere l’ultimo essere umano rimasto sulla terra. E alla fine, come in quasi tutti i bei libri che rientrano in questo genere, la riflessione filosofica viaggia di pari passo con la trama.

La lettura si trasforma così in un vero e proprio viaggio di scoperta all’interno dell’intrinseca paura di ognuno di noi di rimanere solo, ma anche nella forza straordinaria che può dare l’istinto di sopravvivenza.

Lessi Io sono Leggenda già qualche anno fa, ma questa nuova rilettura mi ha dato ancora più spunti di riflessione. Probabilmente perché potevo concentrarmi sul sottotesto conoscendo già la trama. Direi che per me rientra tra i pochi libri che non solo meritano di essere letti, ma anche riletti!

Virus, epidemie e letteratura

Le malattie sono da sempre una delle grandi paure dell’uomo, sconfiggerle sembra significare raggiungere la tanto agognata immortalità. Ma in realtà l’eliminazione completa delle malattie è impensabile, anche solo per una semplice questione di degenerazione cellulare, il corpo umano è una macchina e come tale non può resistere per sempre agli agenti esterni.

Ma restiamo in tema!

Questa incapacità della medicina di gestire ogni tipologia di attacco alla salute ha reso le epidemie dei soggetti estremamente interessanti all’interno della letteratura distopica. Anche se, è bene ricordarlo, le epidemie popolano la narrativa da molto prima della nascita del genere distopico. Lo possiamo vedere con i classici dei classici da Manzoni a Boccaccio e ai tanti altri che hanno usato le epidemie come strumenti narrativi.

Con la distopia, però, virus e batteri diventano i veri protagonisti della trama. Se in passato le epidemie erano una parte della storia o ne facevano da contorno, con questi generi tutto cambia. In questi casi sono proprio le infezioni virali o batteriche a creare l’ambientazione in cui i personaggi si devono muovere. Ed a questo punto i nostri protagonisti dovranno cercare di sfuggire al contagio, sopravvivendo, quando possibile, per trovare una soluzione alla loro situazione.

Io sono leggenda: Distopie, virus e pandemie

La distopia è un genere letterario attraverso cui gli autori amplificano, in un’ambientazione futura, un elemento (generalmente negativo) della nostra realtà per mostrare al lettore cosa potrebbe succedere se si estremizzasse un determinato percorso.
Così, quando l’elemento estremizzato riguarda una pandemia mortale ogni autore stimola una riflessione nel lettore a seconda delle particolarità dell’infezione, dei sintomi, delle persone maggiormente colpite e così via. Ma anche a seconda del focus su cui viene posto l’interesse.

Nel caso dell’opera di Matheson, come già accennato, risulta estremamente importante l’aspetto psicologico. Lo scrittore ci porta dentro al senso di solitudine del protagonista, è davvero l’unico sano sopravvissuto sul pianeta?
Su questo si basa la scelta di uno stile estremamente introspettivo, che non mira ad analizzare la società colpita dal virus, quanto la psiche di un uomo che si ritrova solo contro un nemico invisibile e potente. Un virus che sembra aver sottomesso chiunque altro, portandolo sotto il suo controllo. Perché tutti tranne lui?

Ed è forse in questo che si trova la grande forza dell’opera di Matheson. Mette inesorabilmente a nudo una delle grandi paure di ogni uomo, che senso ha la vita se siamo gli unici umani rimasti?

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Valentina
Ciò che amo fare è scoprire nei libri temi e argomenti di riflessione che possano aiutare a comprendere meglio la complessità del mondo che ci circonda. La mia curiosità si rivolge all'essere umano nella sua interezza e vedo i libri come uno dei mezzi attraverso i quali approfondire l’argomento umanità.
Per questo amo parlare di fiabe, che riportano alle origini di un popolo, e allo stesso tempo di attualità, esplorando il rapporto dell'uomo con il libro ai giorno nostri.

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