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L’eccezione di Auður Ava Ólafsdóttir: quando il tempo si cristallizza

È la prima volta che leggo un romanzo islandese. Mi aveva sempre affascinata l’idea di scoprire dettagli sulla vita nei paesi nordici, di assaporare un’esistenza così distante, così diversa da quella del Mediterraneo. Ma non era mai capitata l’occasione. Quando mi sono imbattuta ne L’eccezione, però, quarto romanzo di Auður Ava Ólafsdóttir, ho subìto all’istante tutto il fascino di questa terra per me ignota, misteriosa e attraente.

Da quello che si legge su Wikipedia, la Ólafsdóttir è una delle romanziere islandesi più note in Europa, autrice del celebre e premiato Rosa Candida. Eppure, benché altri suoi romanzi siano più conosciuti e amati di questo, è stata la trama de L’eccezione a catturare la mia attenzione. Forse perché rievocava un connubio di sentimenti, di pensieri e riflessioni non troppo lontani da quelli che io stessa ho vissuto nell’ultimo periodo.

Trama

Quando dopo dodici anni di matrimonio e due figli piccoli il marito le annuncia la sua omosessualità e la sua intenzione di trasferirsi a casa dell’amante, per María è come se il mondo subisse uno scossone. Del tutto inconsapevole dei sentimenti che covavano nell’animo dell’amato Flóki, comincia per lei un periodo di riassestamento, di profonda riflessione. María ha così l’occasione di fermarsi e di provare a comprendere meglio se stessa, il mondo e la vita in generale; grazie anche all’aiuto di una vicina ghostwriter psicologa e di un misterioso straniero che arriva a Reykjavík con l’intenzione di incontrarla e di recuperare il tempo perduto.

L'eccezione - recensione

L’eccezione: una storia di morte e di rinascita

Cosa fai quando la tua vita subisce all’improvviso una battuta d’arresto? Quando ogni certezza intorno a te crolla e devi trovare dentro di te la forza per andare avanti? Per María è tutt’altro che semplice riprendere a muoversi dopo la rivelazione di Flóki. L’uomo che ha amato per dodici anni è diventato all’improvviso un estraneo, e il mondo intero sembra essersi cristallizzato intorno a lei. Non è un caso che Auður Ava Ólafsdóttir abbia scelto proprio il periodo del Capodanno per introdurre la sua storia.

Il momento più freddo dell’anno in Islanda diventa qui simbolo di sospensione dalla vita, di attesa.

Il ghiaccio che ricopre la terra, che sotterra fiori e piante e paralizza la vita, sembra riecheggiare anche negli animi dei protagonisti di questa vicenda. A partire proprio da María, che ricerca continuamente il contatto estremo con la natura glaciale nel disperato tentativo di annullarsi e di rinascere come una nuova se stessa:

“In maglione, mi incammino a tentoni verso le scalette […] poi percorro la via a passo sicuro fino alla siepe e affondando nei cumuli di neve fresca raggiungo l’amaca. La libero dalla neve e mi ci sdraio sopra. Sento il freddo insinuarsi su per le maniche del maglione, attraversarmi la schiena su su fino alla nuca e avvolgermi lo stomaco e avverto come il corpo, così tormentato, comincia a poco a poco a intorpidirsi. Chiudo gli occhi e provo a morire.”

Islanda

Un mondo in attesa

L’inverno è da sempre metafora della vita che si interrompe, che trattiene il fiato in attesa di riprendere a scorrere regolarmente. Come María stessa, che attende che qualcosa la ridesti dopo che il gelo della vita le ha inghiottito l’anima. È la madre a costituire il primo raggio di sole che la introduce verso una nuova esistenza, rivelandole che il suo padre biologico è in città e che vuole conoscerla. Inizia così un viaggio a ritroso nel tempo, una riscoperta delle antiche radici che per María rappresenta il primo tassello verso la risalita e la riscoperta di sé.

Attraverso la scoperta del passato di quest’uomo sconosciuto, María impara nuovamente a conoscersi, ad apprezzare il tempo lento della convalescenza. Poco a poco, la ferita che si porta dentro si risana, mentre intorno a lei la vita va avanti e le mostra che nulla è finito finché non ci si arrende per davvero.

Il messaggio che L’eccezione sembra volerci trasmettere è che la vita è una ruota che gira di continuo, fatta di salite e di discese. E che dobbiamo essere pronti a cadere estremamente in basso, per poter accogliere la risalita che ci aspetta oltre il buio.

“[…]la vita è sofferenza e disillusione. […] la gente si rifiuta di conoscere l’ovvietà più elementare, e ciò che se il mondo è un tappeto fatto di cocci di bottiglia, solo una sofferenza profonda può affinare la percezione e dare valore alla vita.”

Ghiaccio, Islanda

Una prosa congelata nel tempo

Se L’eccezione è un libro che trae dal lungo inverno islandese la sua metafora più profonda, la penna di Auður Ava Ólafsdóttir ne raccoglie il messaggio e lo incarna in prosa. La storia di María è raccontata a frasi sconnesse, immagini congelate nel tempo e nello spazio. Vaste distese ricoperte di ghiaccio, scorrere lento di giorni cristallizzati e tutti uguali, in attesa del fiorire della primavera.

Colpisce la capacità della Ólafsdóttir di narrare con vividezza un periodo intermedio, di passaggio. E di farlo in maniera dolce, conciliante, come solo una storia narrata davanti al fuoco e ascoltata con una tazza di cioccolata in mano può essere. Mentre fuori dalla finestra la vita aspetta solo il momento giusto per soprenderci riprendendo a scorrere nella giusta direzione.

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Denise
Quasi trentenne che non si sente affatto tale, Master di D&D per vocazione e lettrice e scrittrice per necessità. Mi nutro di ogni forma ludica e artistica esistente e, nel tempo libero, mi divido tra infinite passioni, cercando di vivere ogni giornata come fosse una nuova sessione di un’avventura fantastica. Scrivo di libri e film qui su Chiacchiere Letterarie, e di giochi da tavolo e giochi di ruolo su Storie da GdR.

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