Gialli, Thriller e Horror, Narrativa Contemporanea, Parole di Donna, Recensioni

L’amore bugiardo: un romanzo inattendibile

La scomparsa di una donna, bianca, bella ed elegante, una graziosa casetta nella suburbia americana, un marito stranamente freddo e calmo di fronte alla tragedia. Tutto sembra puntare alla sua colpevolezza. Scommetto che vi siete già fatti un’idea precisa di cosa aspettarvi da L’amore bugiardo, vero? Ecco, tutto quello che avete immaginato è probabilmente sbagliato.

È un romanzo inattendibile, quello di Gillian Flynn, ispirato, si dice (ma l’autrice lo nega risolutamente) al caso vero di Laci Peterson. Un thriller che sembra assestarsi su un genere e improvvisamente lo rinnega, dove non si fa in tempo a parteggiare per un personaggio che subito si rivela tutt’altra persona.

Copertina del romanzo Gone Girl o L'amore bugiardo in italiano. Sotto il titolo e il nome dell'autrice, compare l'immagine di un uomo in piedi che osserva un paesaggio di fronte a sé.
L’amore bugiardo: la copertina del romanzo

Al centro della narrazione è la figura femminile: una figura femminile osservata, discussa, immaginata, che improvvisamente si ribella, prende in mano il proprio destino e diventa autrice della propria storia.

Immagine tratta dal film L'amore bugiardo, con l'attrice Rosamund Pike che, sdraiata, solleva la testa e guarda verso l'obiettivo.
L’amore bugiardo: la scena iniziale del film tratto dal romanzo

La narrativa della donna come vittima

Amy scompare senza preavviso il giorno del suo anniversario di matrimonio. Nick, suo marito, ne denuncia la scomparsa ma appare distaccato e calmo, troppo calmo. È una narrativa che ci è fin troppo, tragicamente familiare. Man mano che il lettore procede nella lettura, pur attingendo alla versione dei fatti dello stesso Nick, non può fare a meno di chiedersi: e se fosse stato lui?

L’antipatia e la diffidenza nei confronti di Nick crescono con la descrizione delle sue insicurezze, delle sue meschinerie e del suo egoismo. Il cliché dell’uomo fedifrago e inetto che fa fuori la moglie sembrerebbe calzargli proprio a pennello. Questo almeno finché non è la stessa Amy a prendere la parola, sotto forma di pensieri scritti in un diario. E finalmente è lei a raccontare se stessa.

Immagine tratta dal film L'amore bugiardo, con l'attore Ben Affleck che sorride con aria imbarazzata di fronte alla foto della moglie scomparsa durante una conferenza stampa.
L’amore bugiardo: la scena della conferenza stampa

Lo sguardo degli altri sulla figura femminile

Un motivo che ritorna più volte nel romanzo è l’immagine di Amy agli occhi degli altri. Amy è un’idea, un’illusione nella quale ogni personaggio proietta esigenze e desideri personali. Amy è la “mitica Amy”, la protagonista della fortunata serie di libri per bambini scritta dai suoi ingombranti genitori, che riversano così su di lei aspettative e aspirazioni opprimenti. Amy è, per l’opinione pubblica, la missing white woman, la donna bianca, giovane, attraente, di classe medio-alta, la cui scomparsa genera un circo mediatico sproporzionato. Per Nick, infine, Amy è il fantasma del loro amore appassito, il ricordo della donna sorprendente e affascinante incontrata in una fredda sera di gennaio, nonché lo specchio dei suoi fallimenti come uomo e come marito.

Questo almeno finché non è Amy stessa a prendere la parola. E ha molte cose da raccontare.

The cool girl

Men always say that as the defining compliment, don’t they? She’s a cool girl. Being the Cool Girl means I am a hot, brilliant, funny woman who adores football, poker, dirty jokes, and burping, who plays video games, drinks cheap beer, loves threesomes and anal sex, and jams hot dogs and hamburgers into her mouth like she’s hosting the world’s biggest culinary gang bang while somehow maintaining a size 2, because Cool Girls are above all hot. Hot and understanding. Cool Girls never get angry; they only smile in a chagrined, loving manner and let their men do whatever they want. Go ahead, shit on me, I don’t mind, I’m the Cool Girl.

Quello della cool girl (in italiano tradotto, meno efficacemente, come strafica) è probabilmente il passaggio più famoso e citato del libro (e del film). Rappresenta l’atto di ribellione della Amy personaggio, che diventa soggetto e finalmente si riappropria di se stessa. In questo monologo, Amy decostruisce l’archetipo della cool girl, il personaggio femminile che esiste solo e unicamente al servizio di una narrativa incentrata su un protagonista maschile, alter-ego dell’autore stesso.

La cool girl ha un’unica funzione: quella di rassicurare, confortare e appagare il personaggio maschile in cui l’autore si identifica. Potrebbe dare l’idea di avere un’individualità e un arbitrio propri, ma non lasciatevi ingannare: non è che un’idea, la proiezione di desideri maschili irraggiungibili. È la ragazza alla mano, simpatica, tosta, impulsiva, un po’ maschiaccio, oppure alternativa e ribelle, ma sempre e comunque attraente, che travolge il protagonista come un uragano e restituisce senso alla sua vita. Dietro questa apparenza non c’è sostanza né interiorità: la cool girl esiste solo in funzione del protagonista maschile.

Immagine tratta dal film L'amore bugiardo, con gli attori Ben Affleck e  Rosamund Pike che parlano e sorridono all'interno di una libreria.
L’amore bugiardo: Nick e Amy in libreria

Ribellione e paradossi del personaggio

A rendere ancora più interessante la decostruzione di questo archetipo è che Amy vuole essere la cool girl: quello che non le sta bene è che Nick si sia sottratto al suo ruolo speculare di marito adorante. Amy è talmente abituata a essere immaginata da altri che, perfino nel momento in cui si riappropria della sua interiorità, non riesce a pensarsi come individuo autodeterminato. Ha bisogno del ruolo e dell’immagine che le rimandano gli altri intorno a lei: se non può averlo, non le resta che scegliere un altro ruolo più consono alla situazione. Del resto, in quante, pur consapevoli dei ruoli che la società ci impone, continuiamo ad abbracciarli irresistibilmente?

Per quanto incapace di liberarsi completamente di questo archetipo, l’invettiva contro lo stereotipo della cool girl è come una ventata d’aria fresca, a dimostrazione di quanto stantio sia questo stereotipo. Ne emerge una figura femminile profonda, complessa, ma anche controversa e ricca di lati oscuri, in cui è facile (e inquietante) identificarsi.

Romanzo femminista o cliché sessisti?

La figura femminile così come è delineata nell’Amore bugiardo rompe gli schemi, è dissacrante e liberatoria. Si può considerare dunque come una rivincita femminista sulle figure femminili appiattite tipiche della narrativa maschile? Anche in questo caso, la risposta è più sfumata e complessa di quanto potrebbe sembrare.

Come già accennato, se da una parte il romanzo respinge e denuncia lo stereotipo della cool girl, dall’altro sembra ribadirne la necessità. Alcuni temi affrontati, e in primis il modo in cui sono affrontati, sono potenzialmente problematici: ammetto che ho storto la bocca nei passi in cui il romanzo parla di denunce false di violenza sessuale e descrive la condizione di vittima di abusi domestici quasi come se fosse uno status privilegiato agli occhi dell’opinione pubblica. Gillian Flynn replica che, per lei, il femminismo è anche la possibilità di avere personaggi femminili negativi, respingendo l’idea che le donne debbano per natura essere buone e amorevoli. E tuttavia, l’immagine della donna come arpia e manipolatrice non è uno dei cliché maschilisti più vecchi del mondo?

Non c’è una risposta netta a questo dilemma. Del resto è anche questa la forza di tutti i grandi romanzi: generare più domande che risposte. Non vi resta che trovare le vostre leggendolo.

Elisa
La lettura è stato il mio primo amore, le lingue straniere il secondo. Traduttrice, bibliotecaria, appassionata di letteratura per l'infanzia, classici letterari, femminismo, cucina e cinema. Credo fermamente che un adulto creativo sia un bambino sopravvissuto.

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