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Recensione: Piccoli esperimenti di felicità di Hendrik Groen

 

Casa editrice: Longanesi
Costo: € 14,90
Genere: Narrativa (Umoristico)
Titolo Originale: Pogingen iets van het leven te maken
Traduzione: Giorgio Testa

Sono mesi che non scrivo più, la mia ultima recensione risale a luglio e nel mentre, come sapete se avete visto il video delle mie letture estive, non ho certo fatto letture che mi hanno permesso di tenermi sveglia con la scrittura!
Ma finalmente è giunto il libro che mi ha fatto tornare la voglia di scrivere. “Piccoli esperimenti di felicità” è un romanzo esilarante, parla di vecchiaia e vecchi unendo cinismo e humour nero. Ogni sorriso risulta quindi un po’ amaro, ma allo stesso tempo anche la tristezza risulta mitigata dal senso dell’umorismo dell’autore.
Il romanzo è scritto sotto forma di diario, inizia il 1 gennaio 2013 e si conclude il 31 dicembre dello stesso anno. Tra l’altro il nome dell’autore risulta essere quello stesso del protagonista cosa che fa immergere ancora di più nell’idea di essere alle prese con un diario di un 84enne reale. Il realtà Hendrik Groen (autore) è lo pseudonimo di Peter de Smet, un bibliotecario di Amsterdam (se ho tradotto correttamente la pagina Wikipedia di Hendrik Groen visto che in italiano non ho trovato notizie).

La trama mi ha un po’ tratto in inganno, intanto non è così semplice per Hendrik avere la pillola della dolce morte, sopratutto perché non è una cosa che vuole nell’immediato, ma qualcosa che vorrebbe poter tenere con sé nel caso che la sua vita fisica o psicologica non gli desse più la possibilità di essere tranquillo. Allo stesso modo non è lui in prima persona ad organizzare il club dei “vecchi ma mica morti” (vemamimo) in quanto è un’idea che nasce in gruppo in quanto non solo lui, ma anche alcuni sui amici dell’ospizio sentono il bisogno di tornare a vivere facendo esperienze nuove che tornino a dare un senso al tempo che passa.
Si conosce poco del passato di Hendrik, giusto le nozioni necessarie capire il suo sconforto, la sua solitudine familiare senza che queste informazioni pesino in continuazione su quello che succede nel presente. Al contrario molto viene detto sulle condizioni degli anziani in Olanda, dai macroproblemi derivanti dall’aumento della vita media e quindi dai pensionati in generale a quelli che riguardano il microcosmo della casa di riposo in cui Hendrik vive.

All’interno della casa di riposo “Il Tramonto”, durante l’anno che ci viene narrato nel diario seguiamo la nasciata e lo sviluppo del gruppo “vemamimo” formato inizialmente da sei membri ognuno con diverse problematiche dalla più semplice tristezza derivante dal non vedere nient’altro nel futuro a quelle mediche più o meno gravi e degenerative con l’Alzheimer. In questi casi più gravi si fa forte e presente l’importanza di un gruppo di “sostegno informale”, che possa aiutare nelle piccole cose.
Questi gruppi e sottogruppi che si sviluppano nel corso del diario fanno emergere in maniera dirompente dal forza dell’amicizia e degli affetti. La loro importanza è sempre centrale, sia nei momenti positivi che in quelli negativi. Sono i legami e le relazioni tra le persone le cose che danno valore alla vita anche quando il futuro non da altra speranza che la decadenza.

Importante, anche se lasciato un po’ in secondo piano rispetto a questo primo argomento è quello sul fine vita, sulla scelta del fine vita.
Ci sono personaggi diversi che ci raccontano questa scelta (non dirò i nomi perché potrebbe essere uno spoiler e tutti gli avvenimenti meritano di essere gustati in prima persona). Il primo punto di vista è quello del protagonista, Hendrik vuole la pillola. Ma non per usarla subito. Sopratutto dopo la nascita dei “vemamimo” vede nel suo futuro ancora qualcosa di positivo, però a paura di dover subire la vita anche quando non sarà più in grado di affrontarla con dignità e questa eventualità lo spaventa, vorrebbe poter scegliere lui quando è il caso di andarsene. A rafforzare questa sua idea un fatto che succede ad una sua amica. Viene colpita da un ictus e non è più in grado di muoversi o parlare, solo fare piccoli cenni con gli occhi ed emettere dei suoni che difficilmente possono essere interpretati come “si” e “no”. Nonostante lasci intendere di volere l’eutanasia non si trova più il foglio in cui lo aveva dichiarato quando era ancora in grado di mettere per iscritto le sue volontà. Hendrik vede la sua amica soffrire, perdere se stessa, costretta ad un letto che non la lascerà più. Forse è la parte più toccante perché assistiamo al dolore interiore del protagonista che si vede dilaniato tra il dolore per l’impossibilità di aiutare la sua amica ad andarsene e la felicità di poterla avere accanto ancora per qualche giorno anche se lei non è pi neanche in grado di accorgersi della sua presenza. A concludere il discorso sull’eutanasia un altro personaggio darà il suo parere sulla scelta, nonostante la sua malattia andrà sempre più verso una completa perdita di sé non ha nessuna intenzione di rivolgersi alla pillola, vuole poter godere sino all’ultimo della vita e degli affetti.
Tre persone diverse, tre problemi diversi e volontà diverse. Ognuna porta con sé il punto centrale di tutta la questione. La possibilità di scelta.

Questa tematica è trattata in maniera molto sottile, permea tutto il libro ma non è centrale, può essere presa in considerazione oppure no. Sta al lettore la scelta di prenderlo come spunto di riflessione o meno.

Vorrei tanto poter presentare Hendrik (ma anche Evert) ad Allan Karson, il protagonista de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, sono sicura ne uscirebbero delle perle spettacolari!

Libro consigliato? Assolutamente si. Sopratutto se è un periodo in cui vedete la vita un po’ grigia, se si stanno accumulando avvenimenti negativi o se semplicemente avete voglia di farvi due risate (e vi posso assicurare che nonostante le tematiche questo libro vi farà ridere tantissimo)

Trama:
Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre placida, fin troppo: due chiacchiere con l’amico Evert; la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice, probabilmente nipote di un ex gerarca nazista. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: prima di prenderla, concedersi un anno, e in quell’anno fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti, con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… In quest’anno di vita succederanno tante cose, ci saranno tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità… E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.


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Valentina
Lettrice onnivora, educatrice, mamma.
Dei libri amo la capacità di mostrare la complessità del mondo che ci circonda, forse per questo tra i miei generi preferiti rientrano fantascienza, fantapolitica, fiabe tradizionali e saggistica.

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