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Recensione Un tempo ingiusto di Gertrud Tinning

Copenaghen, 1885. Nel tumulto storico che ha accompagnato un secolo ricco di avvenimenti significativi nella lotta per la conquista dei diritti fondamentali dei lavorati, nello specifico delle lavoratrici, si inserisce la storia di due giovani donne, Nelly e Anna; forti di grande coraggio e spirito di iniziativa, saranno in grado di riuscire a ribaltare un sistema sbagliato e crudele, con la sola forza di volontà che contraddistingue da sempre le donne.
Un tempo ingiusto, non è solo il titolo del romanzo di cui sto scrivendo la recensione, è l’emblema politico e sociale di una lotta che ha portato a cambiare significativamente la vita delle operaie; quest’ultime, proprio grazie alla loro forza d’animo, hanno combattuto e ottenuto una migliore stabilità economica, maggiore sicurezza sul lavoro e un rafforzamento della propria identità: quella di DONNE, prima ancora di madri, mogli, figlie e lavoratrici.

Copertina un tempo ingiusto
Recensione | Un tempo ingiusto

Trama

Nelly Hansen e sua cognata Marie lavorano duramente tra le grandi macchine della Manifattura tessile Ruben a Frederiksberg.
Quando un giorno Marie rimane vittima di un incidente sul lavoro, Nelly inizia a rendersi conto di quanto siano disumane le condizioni delle donne nelle fabbriche; così, intraprende un’ indagine personale volta a far sì che questa tremenda situazione sia portata alla luce.
Tuttavia, la sua coraggiosa decisione non solo mette in pericolo la sua vita, ma anche quella del suo vicino di casa Johannes, il giovane figlio di un fattore da cui è molto attratta.


Nel frattempo Anna, la sorella di Johannes, deve fare una scelta che segnerà per sempre il corso della sua vita. Quando, però, viene a sapere che il fratello ha bisogno di aiuto, parte senza indugio per Copenaghen.
Anche lei, come Nelly, rimane sconvolta dalle ingiuste condizioni di vita degli operai e delle operaie nella grande città, e decide di iniziare una lotta per cambiare le cose.

Recensione Un tempo ingiusto

Già dalle prime pagine, inizia a delinearsi chiaramente la povertà e la miseria in cui vivevano le classi sociali più povere; costretti a vivere in bettole, da condividere con estranei, mangiando pane e grasso sciolto, rattoppando sempre i soliti vestiti, con la sola speranza che presto la morte arrivi e metta fine alle loro sofferenze.
In questo contesto, si inserisce dapprima la vicenda di Nelly e poi, legate come da un filo rosso del destino, quella di Anna.

Il coraggio di Nelly

Nelly è la prima a rendersi pienamente conto che qualcosa non va, anzi: che tutto è sbagliato.
Il modo in cui vengono pagate, come vengono trattate, i rimproveri, il duro lavoro, gli incidenti che non vengono riconosciuti, i sussidi che non arrivano. Come se tutto questo non bastasse, il loro ruolo di donne operaie è niente in compenso a ciò che spetta loro una volta tornate a casa; oltre ai figli, in taluni casi una vera e propria nidiata, devono avere a che fare anche con mariti pigri, violenti, inefficienti e genitori malati.


Camminando tra le strade gelide di una Copenaghen ricoperta di neve, Nelly inizierà a fare i conti con la possibilità che si debba lottare contro un sistema che ignora le donne, trattandole alla stregua di panni sporchi.
Così, prova dopo prova, inizierà a radunare al suo fianco un gruppo fedele di donne spinte dai suoi stessi ideali, pronte a marciare contro un sistema maschile fortemente ingiusto e non equilibrato.
Ma quando si è solo una donna, contro il mondo, contro l’uomo, è possibile che qualcosa di più grande si organizzi per ostacolare i propri piani, nel modo più subdolo che esista.
Ed è così che Nelly mette in pericolo la sua vita, proprio quando sembrava aver trovato finalmente un po’ di pace tra le braccia dell’amato Johannes.

Perché dobbiamo avere un salario più basso? Noi che abbiamo le dita così abili?» «Può anche essere ingiusto, ma è sempre stato così» continuò quella con la macchia rossa.  «E voi? Chi vi ha tolto il coraggio? Se uno viene preso a calci deve reagire, altrimenti va a fondo» disse Nelly

La determinazione di Anna

Quando Anna pensava di doversi arrendere all’idea di vivere una misera vita in una fattoria dello Jutland, il caso ha voluto che il fratello avesse bisogno di aiuto; lei, per nulla accondiscendente col il tipo di vita che gli altri volevano imporle, non ci ha pensato molto prima di prendere un treno diretto a Copenaghen.

Ma qui, ben presto, deve fare i conti con un mondo che non conosceva, totalmente diverso da quello da cui proveniva.
La miseria e la crudeltà della gente, hanno fatto sì che più volte dubitasse del suo ruolo e della sua capacità di poter aiutare il fratello.
Tuttavia, forte dell’amore di Johannes e carica di determinazione, Anna non solo riuscirà a trovare le prove ma, una volta conosciuta Nelly, acquisirà quella forza d’animo propria della ragazza.
In seguito a questo incontro, Anna intraprenderà il suo stesso percorso, con la sola differenza che, ora, sa quanto possa essere pericoloso mettersi contro un sistema patriarcale totalmente repressivo nei confronti delle donne.


Anche lei, come Nelly e Maria, inizierà a lavorare alla Manifattura tessile Ruben, anche lei troverà il coraggio di radunare donne intorno a sé, anche lei sfiderà i piani alti; tutto ciò per ribadire alla città intera che le donne possono tutto, soprattutto quando marciano insieme.

«Dobbiamo toglierci di dosso il giogo della schiavitù, non possiamo continuare ad accettare che molte di noi ogni giorno di paga tornino a casa a mani vuote, nonostante abbiano faticato tutta la settimana. Abbiamo raggiunto il limite.» Anna era in piedi su una cassa di legno e la sua voce limpida riecheggiava nel cortile davanti alla sala di tessitura.

Una lotta femminista

Ho terminato di leggere il romanzo e ho fatto un enorme sospiro; sono state pagine dense di storia, una storia che ci è sempre stata contro sotto tanti punti di vista.
Eppure, come ci dimostrano le due protagoniste, provare a cambiare un mondo sbagliato si può, soprattutto quando il tentativo viene fatto da un gruppo forte, un gruppo di donne coraggiose.

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Enrica
Cinefila accanita, amante dei manga e anime, lettrice per passione. Alla ricerca continua della perfetta scenografia per i miei film mentali.

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