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Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani

Ci sono storie particolari, racconti frammentati e difficili che hanno bisogno di un tempo e di uno spazio unici per essere apprezzati. Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani è una di queste. Complessa, dolorosa ed emozionante, ha richiesto un suo particolare frammento spazio-temporale per essere letta e assimilata. Per questo, al posto dell’usuale recensione a una singola voce, abbiamo scelto di darle uno spazio che ne rappresentasse la natura molteplice.

La graphic novel, uscita a febbraio per add Editore, è arrivata tra le nostre mani attraverso il progetto Un libro per la Casa; grazie alla casa editrice abbiamo potuto catalogarla in biblioteca, leggerla e parlarne, e insieme ricostruire il filo che collega le storie delle donne protagoniste di Mor. E, sempre insieme, siamo arrivate alle considerazioni racchiuse in questo articolo. Ciascuna ha la voce di una di noi, volontarie della Casa della donna, che abbiamo letto la graphic novel e in qualche modo l’abbiamo fatta nostra. Prese insieme, costituiscono il nostro viaggio e la nostra esperienza di lettura.

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Mor di Sara Garagnani è la storia di un male ereditario, e tutto femminile, che si trasmette di madre in figlia, da una generazione all’altra, come un carattere genetico. La rabbia incontrollata e il tormento di Inger diventeranno profonda tristezza e irrequietezza nella figlia Annette, smarrimento e perdita di rifermenti nella nipote Sara, che attraverso un percorso a ritroso lungo l’albero genealogico materno cercherà di risanare le ferite per sottrarre sé stessa e l* figl* a questa catena di trasmissione.

L’ho letto lentamente. Esitando ad andare avanti a tratti, quando rivedevo nelle inadempienze di queste madri quelle di mia madre, nei buchi neri che la mancanza di nutrimento affettivo o la rabbia incontrollata aprono, i miei buchi neri. Nelle tenere e ingenue strategie di sopravvivenza dei gemelli, Christer ed Annette, le mie strategie di sopravvivenza.

Ho indugiato sulle immagini che mi chiedevano di soffermarmi e scavare piuttosto che essere divorate. Mi sono fatta trascinare senza precauzioni dentro i vissuti emotivi delle protagoniste che prendevano forma e colore grazie ad uno stile grafico spoglio e senza virtuosismi che lavora sulla sintesi e sulla semplificazione; e come un pungo allo stomaco gentilmente e senza sosta ci invita a ritrovare quello stesso sguardo infantile e nudo che abbiamo avuto al tempo delle nostre ferite antiche.

Se posso darvi un consiglio: leggetelo e senza prudenza.

Sara.

Tavola Mor. Storia per le mie madri
Una tavola da Mor. Storia per le mie madri (fonte: add editore)
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Denso, penetrante, avvinghiante. Sono queste le prime parole che mi vengono in mente mentre leggo le pagine di Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani. Mentre vado avanti, e le tavole si susseguono l’una dopo l’altra trascinandomi indietro e avanti nel tempo, mi resta incollata addosso una sensazione di viscosità, di densità di eventi e di sentimenti. La lettura è faticosa, ogni tavola un colpo allo stomaco che lo fa sobbalzare, che lo ritorce e lo ripiega su sé stesso. Eppure, vado avanti perché voglio sapere, perché sono allacciata a questa storia piena di amore oscuro, di sofferenza e al contempo di speranza.

Non è affatto una storia semplice, quella di Mor. Né una che si può prendere alla leggera e in maniera distratta. È una storia che ti entra dentro, si sedimenta e ti resta impressa a fuoco. Una lettura da approcciare con cautela, come una bestia selvatica in agguato dietro un cespuglio; alla quale tendere cautamente una mano, aspettandosi qualche graffio insieme a una preziosissima carezza.

Denise.

divisore

Mor è una graphic novel difficile da leggere e assimilare. Nonostante questo, quando entri nel vivo della narrazione e inizi a capirne la struttura, non riesci a staccartene, vuoi sapere come si conclude, se queste donne, madri e figlie riescono a interrompere la catena della violenza. Da lettrice principalmente di romanzi non mi aspettavo una tale potenza comunicativa da parte di un genere la cui espressività non si basa esclusivamente sulla parola ma anche e soprattutto sull’immagine. Invece proprio grazie alle tavole l’autrice riesce a restituire sensazioni vive che il lettore percepisce in modo forte e di pancia.
Ciò che più mi ha colpito sono la storia di Annette e gli atteggiamenti violenti che la madre Inger perpetra all’interno della famiglia.

È sconvolgente la prassi manipolatoria interna alla famiglia del “divide et impera”, conosciuta e praticata sin dall’antichità per controllare e governare i popoli conquistati. La famiglia, primo nucleo in cui si riflettono le dinamiche e le contraddizioni che interessano tutta la società, non ne è esente. Il meccanismo inasprisce il conflitto tra fratelli e indebolisce i loro rapporti con lo scopo di ostacolare qualsiasi tipo di coalizione che mette in discussione il potere genitoriale. In tutto ciò i figli sono inconsapevoli e tramite subdole alleanze con il genitore, coltivano il proprio illusorio privilegio. I padri hanno un ruolo marginale in questa storia e, lungi da me sostenere la famiglia tradizionale, credo che se le figure parentali comunicassero e tutt* allo stesso modo si occupassero della cura dei figli non ci sarebbero simili squilibri.

Dimera.

Tavola Mor. Storia per le mie madri
Una tavola da Mor. Storia per le mie madri (fonte: add editore)
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Mor è stato per me un avvicinamento a questo tipo di libri che non sono abituata a leggere spesso; inizialmente la storia non è particolarmente ‘difficile’ da leggere, poi mano a mano che si avanza la cosa cambia, e ho dovuto per qualche giorno abbandonare la lettura per paura di vedere cosa sarebbe accaduto alla fine. Mor non è una storia per persone deboli, è uno sguardo molto vicino alla famiglia che risulta essere uno dei temi centrali; è stato molto intenso e il poter vedere pure le immagini è stato d’impatto, ha reso la lettura sicuramente più veloce e ha permesso una maggior empatia.

Il volume non cade mai nello scontato e nella noia e molto spesso lascia indizi interessanti sulle scoperte che avvengono nella storia e che vengono riprese alla fine, facendo così che si sciolgano molti nodi.
Consiglierei il libro a molte persone perché permette di avvicinarsi ad una realtà che ci sembra lontana da noi, ma che leggendolo poi risulta in alcuni aspetti molto vicina.

Tsyla.

divisore

Mor fa male, è un pugno nello stomaco, uno di quelli che ti fa mancare il fiato. Mano a mano che si scorrono le pagine il magone di cui parla Annette, protagonista della prima parte della storia, si fa reale anche in chi legge. Molt3 di noi si riconosceranno, forse solo in parte o forse completamente, nella storia raccontata in questa graphic novel. Nessun3 però potrà rimanere impassibile di fronte alla delicatezza con cui Sara Garagnani racconta una storia così dolorosa. Scegliere di leggere Mor deve essere una scelta consapevole perché, che si siano vissute o meno certe situazioni, il racconto dell’autrice ci trasporta in un passato straziante, le cui conseguenze si tramandano di generazione in generazione.

Ciononostante, leggere Mor è anche e soprattutto un atto di liberazione. Attraverso questo libro possiamo acquisire la consapevolezza che non siamo sol3 anche quando tutto sembra dirci il contrario.

Alice.

Tavola Mor. Storia per le mie madri
Una tavola da Mor. Storia per le mie madri (fonte: add editore)
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