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Recensione: "Il Ladro di Nebbia" di Lavinia Petti


Casa Editrice: Longanesi
Costo: 14,90

Trama
Antonio M. Fonte è uno scrittore di enorme successo, ma per lui fama e ricchezza non hanno alcun significato. Stralunato e sociopatico, vive in una vecchia casa dei Quartieri Spagnoli di Napoli con la gatta Calliope, e se non
ci fosse il suo agente letterario a ricordargli scadenze e doveri sarebbe incapace di distinguere ciò che è reale da ciò che forse non lo è. Ma un giorno, in mezzo alle migliaia di lettere dei suoi ammiratori, Antonio ne riceve una che non può ignorare. Datata quindici anni prima, è indirizzata a una donna che Antonio non crede di avere mai conosciuto. Solo il nome del mittente gli è familiare, perché è il suo. Quella lettera l'ha scritta lui, senza alcun dubbio. Quelle parole accennano a un ricordo smarrito e a un uomo che è stato ucciso, forse da lui stesso. Ma Antonio di tutto questo non ricorda nulla. Il giorno del suo cinquantesimo compleanno, si perde nei vicoli di Napoli e in un palazzo mai visto prima incontra uno strano personaggio che ha la mania di raccogliere tutto ciò che gli uomini perdono: nel suo Ufficio Oggetti Smarriti non si trovano solo mazzi di chiavi, libri o calzini spaiati, ma anche ricordi di giochi infantili, amori giovanili, speranze e sogni dimenticati. Antonio intuisce che è da lì che deve partire per ritrovare il filo del suo passato e risolvere l'enigma della lettera. Ma quell'enigma nasconde arcani ancora più insondabili: il segreto di una città che cambia forma e aspetto, l'avventura di un viaggio imprevedibile…

Mi sta risultando davvero difficile iniziare a scrivere di questo libro, è talmente tanto intricato che non riesco proprio a trovare un inizio per parlarvene, quindi mi scuso in anticipo nel caso la recensione possa sembrare un po' confusionaria.
Ho scoperto dell'esistenza di questo libro parecchi mesi fa, era uscito sulla rivista Il Libraio un piccolo volumetto che conteneva il primo capitolo di quest'opera, la storia mi aveva conquistato alla prima lettura, ma purtroppo il libro costava un po' troppo per le mie tasche (se non conosco l'autore difficilmente sono disposta a spendere più di 10€, scelta personale), quindi è entrato in WL ma non ho mai sperato veramente di riuscire a procurarmelo. Qualche mese fa però, andando in giro per Pisa l'ho adocchiato in un mercatino dell'usato, non ho potuto fare altro che portarmelo a casa.

L'ambientazione e la scrittura di questo romanzo richiamano fortemente parecchie opere precedenti, in molti lo paragonano ad un romanzo di Zafon, che però io non ho letto quindi non posso confermare o meno. In compenso l'ho visto strettamente legato ad un Paese delle Meraviglie come quello di Carroll dove tutto quello quello che è non è come sembra. Lavinia però cerca di dare a questo mondo un tocco di "adultità" rendendo i luoghi maggiormente legati alla quotidianità, c'è per esempio città delle speranze perse, quella delle opportunità perse e così via, cercando sempre di far riflettere sul tempo che si "perde" dietro persone, cose o eventi che non meritano e questo rende anche gli avvenimenti più cupi rispetto all'opera di Carroll.
Nel libro seguiamo Antonio M. Fonte alla ricerca del suo passato, per farlo dovrà riuscire a raggiungere Tirnaìl, il paese delle cose perse. Ma il tempo e lo spazio in questo mondo di cose perse non vale come nel mondo reale e se Antonio non vuole rimanere bloccato in questa realtà parallela dovrà riuscire a tornare prima che il tempo che gli viene dato come entra a Tirnaìl scada. Ora, il libro è di circa quattrocento pagine e per più di trecento seguiamo le peripezie di Antonio all'interno di questo mondo in cui tanti fantasmi (e vampiri) del passato tornano alla sua mente, alla fine di queste pagine la storia è veramente intricata, molti personaggi, un passato ancora non completamente spiegato, il tempo che sta per finire e persanaggi che non sanno se esistano realmente o meno. Ed è qui che arriva la delusione, tutta questa matassa viene sbrogliata in forse dieci pagine semplicemente ascoltando un ricordo, ogni tanto spuntano le reazioni di Antonio al racconto, ma restano molto sporadiche e molto superficiali. Tutta la profondita e il mistero che avevano appassionato nella prima parte in quest'ultima si perdono completamente come se la scrittrice non avesse idea di come tirarsi fuori da una trama diventata più grande di lei.

In compenso la scrittura è davvero stupenda. Lo stile è leggero e sognante, adattissimo al'ambiente onirico che viene descritto. Ricco di belle descrizioni e frasi che fanno anche riflettere. Nonostante lo stile molto poetico la storia è sempre molto avvincente e pochi sono i punti noiosi o lenti ed infatti ho terminato il libro molto velocemente. L'ho apprezzata davvero tanto e credo sia il motivo principale per il quale alla fine posso dire che tutte le speranze che avevo riposto in questo romanzo non sono state distrutte del tutto.

Consigliato?
Ni. Prima di tutto bisogna apprezzare il genere, perché per quanto il libro all'inizio possa non sembrarlo è in realtà abbastanza pesante ed ha bisogno di concentrazione per riuscire a seguire i molteplici incontri e personaggi che racchiude. Inoltre una nota molto dolente, come detto in precedenza è il finale, che non rende minimamente giustizia alla profondità degli eventi precedenti. In compenso credo che sia molto bello sotto il punto di vista stilistico, quindi se è questa la caratteristica che ricercate e vi piace lo stile romantico e sognante è molto probabile che questo romanzo faccia per voi.

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Valentina
Lettrice onnivora, educatrice, mamma.
Dei libri amo la capacità di mostrare la complessità del mondo che ci circonda, forse per questo tra i miei generi preferiti rientrano fantascienza, fantapolitica, fiabe tradizionali e saggistica.

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