Recensioni

Riscritture austeniane: Longbourn House

Negli ultimi anni, soprattutto dopo il celeberrimo adattamento di Orgoglio e Pregiudizio della BBC, i romanzi di Jane Austen hanno conosciuto una popolarità senza precedenti, oltrepassando i confini della sfera letteraria. Jane Austen è diventata un fenomeno di costume, ispirando innumerevoli adattamenti e trasposizioni. In campo letterario, numerose sono le riscritture austeniane: Longbourn House ne è un esempio davvero particolare.

Copertina del romanzo "Longbourn House" di Jo Baker
Riscritture austeniane: Longbourn House

Orgoglio e Pregiudizio da un punto di vista inedito

La vicenda è una delle più famose e amate nel mondo della letteratura. Elizabeth Bennet, il signor Darcy, i balli, lo sfarzo di Pemberley: ormai li conosce anche chi di Jane Austen non ha mai letto nulla. Niente di nuovo dunque? Non proprio: la novità infatti sta nel punto di vista da cui è narrata la vicenda.

Protagonisti e narratori sono i domestici di Longbourn, figure appena visibili, evanescenti nel romanzo originale, che qui reclamano la propria dimensione e identità di personaggi, non solo testimoni, ma protagonisti loro stessi della narrazione.

E vista da questa prospettiva, la storia ha ancora molte cose da raccontare.

La dura realtà della vita Regency

Cambia innanzitutto il modo in cui è tratteggiata la vita nella società a cavallo fra Settecento e Ottocento. Gli eleganti salottini e i tea parties a base di pettegolezzi lasciano il posto a mani screpolate e segnate dalla fatica, sveglie all’alba e lavori massacranti nel gelo delle mattine invernali. I domestici di Longbourn House devono lavare la biancheria sporca di sangue mestruale delle sorelle Bennet, pulirne i vasi da notte, c’è persino un riferimento ai peli ascellari di Elizabeth Bennet.

Ammetto che questi elementi inizialmente hanno un po’ raffreddato il mio entusiasmo. Adoro da sempre i romanzi di Jane Austen e la loro briosa leggerezza. In fondo sono il genere di letture che scegliamo per evadere dal grigiore della realtà, no? Ho però superato le mie riserve, ammaliata dalla scrittura e consapevole del fatto che idealizzare l’età Regency non sia onesto né utile. È importante ricordare che gli agi e le ricercatezze di quel mondo che tanto ammiriamo erano possibili solo a spese delle classi subalterne. In quest’ottica, fra l’altro, diventa più difficile empatizzare con gli affanni sentimentali delle sorelle Bennet: la loro condizione di privilegio li fa quasi sembrare sciocchezze trascurabili.

Vignetta d'epoca che rappresenta una "Regency maid", ovvero una domestica di epoca Regency
Riscritture austeniane: Longbourn House

Lati nascosti dei personaggi canonici

Questo punto di vista inedito cambia anche la raffigurazione dei personaggi canonici di Orgoglio e Pregiudizio, rivelandone segreti e aspetti caratteriali nascosti. In generale, la tendenza sembra quasi quella di rovesciarne la caratterizzazione. Così personaggi generalmente considerati positivi, come Mr Bennet, Elizabeth e Jane, Darcy, rivelano vizi e imperfezioni inaspettati: Mr Bennet è egoista, insensibile e distante, Elizabeth e Jane distratte e un po’ superficiali nonostante la loro gentilezza di fondo, Darcy così altero e superbo da non notare nemmeno l’esistenza dei domestici intorno a lui. Il romanzo risponde anche alla classica domanda “Cosa accade dopo il lieto fine?”. La risposta: Lizzy appare infelice e a disagio nella sua nuova vita come signora di Pemberley. Non proprio il lieto fine che i lettori si aspetterebbero!

Viceversa, personaggi tradizionalmente negativi vengono visti con uno sguardo più indulgente. Mr Collins è un uomo umile, impacciato e insicuro, gentile con la servitù e spinto dal desiderio di fare la cosa giusta offrendosi di sposare una delle ragazze Bennet, mentre Lydia non è altro che una bambina innocente nella sua esuberanza. L’unico personaggio su cui il giudizio non cambia è Wickham, che in questo romanzo diventa se possibile ancora più ambiguo, con la sua caratterizzazione da predatore seriale particolarmente attratto dalle adolescenti. Si aprono inoltre scenari segreti dietro il matrimonio e la vita sentimentale di Mr e Mrs Hill, il maggiordomo e la governante di Longbourn.

La vita segreta della servitù

Ma non ci sono solo i personaggi “dei piani alti”: i veri protagonisti sono infatti proprio i domestici.

Oltre a Mr e Mrs Hill, che già avevamo visto (per quanto di sfuggita) nel romanzo originale, troviamo Sarah, la giovanissima Polly, James, il valletto appena assunto dal signor Bennet, e Ptolemy, il servitore africano del signor Bingley. Di loro scopriamo non solo le fatiche quotidiane, ma anche le speranze, le ansie, la pienezza di persone, al di là della loro condizione sociale. Come tutti, anche loro sognano e progettano un loro riscatto sociale. Non solo, anche ai piani bassi si intrecciano attrazione, desiderio e sentimento: anche qua assistiamo a un triangolo amoroso, simile (solo in apparenza) a quello fra Lizzy, Wickham e Darcy.

Longbourn House, inoltre, rompe i confini del mondo ristretto e rassicurante dei romanzi austeniani. In un lungo excursus, infatti, lo sguardo si volge ad abbracciare i fatti storici di quegli anni, che Austen aveva sempre omesso o accennato appena, e descrive nel dettaglio gli orrori delle guerre napoleoniche. Una parentesi che inizialmente ho accolto con una certa insofferenza, ma che mi ha poi inaspettatamente catturata.

Immagine dell'ingresso di Longbourn tratta dallo sceneggiato del 1995 di Orgoglio e Pregiudizio
Riscritture austeniane: Longbourn House

L’autrice, Jo Baker, ha spiegato di essersi ispirata dalla vita dei propri antenati, che come i suoi personaggi lavoravano a servizio di ricche famiglie inglesi. Il risultato è una sorta di Downton Abbey in versione Regency. Come ho già accennato, il mondo della letteratura ormai è saturo di riscritture austeniane: Longbourn House riesce nel compito non facile di dare nuova vita al capolavoro di zia Jane. Una lettura imperdibile per ogni janeite che si rispetti!

Elisa
La lettura è stato il mio primo amore, le lingue straniere il secondo. Traduttrice, bibliotecaria, appassionata di letteratura per l'infanzia, classici letterari, femminismo, cucina e cinema. Credo fermamente che un adulto creativo sia un bambino sopravvissuto.

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