Fantasy e Fantascienza, Recensioni

“Seconda Fondazione” di Isaac Asimov – RP

Seconda Fondazione conclude il ciclo originale della Fondazione scritto da Isaac Asimov negli anni ’50. All’inizio di quest’opera la Prima Fondazione crede nell’esistenza della S.F. e per questo motivo pensa di essere imbattibile. Questo pensiero però rischia di mandare completamente a rotoli il Piano Seldon, che si basa sul fatto che gli scienziati della Prima Fondazione ignorino l’esistenza degli psicologi della S.F.

In quest’opera tra l’altro troviamo alcune incongruenze nei confronti della serie prequel. Certo proprio delle piccolezze, comunque ve ne parlo meglio nella recensione. Tra l’altro, se siete qui e non avete letto le opere precedenti potreste trovare degli spoiler. Se volete leggere le mie recensione di queste opere, trovate i link qui di seguito:

Fondazione – Il ciclo completo

Come sempre vi ricordo che questa recensione si inserisce in un bellissimo evento per l’uscita del volume unico pubblicato dalla Mondadori. A fine articolo trovate le date degli altri blog.

1. Preludio alla Fondazione (1988)
2. Fondazione anno zero (1993)
3. Prima Fondazione (1951)
4. Fondazione e Impero (1952)
5. Seconda Fondazione (1953)
6. L’orlo della Fondazione (1982)
7. Fondazione e Terra (1986)

Quattro chiacchiere su Seconda Fondazione

Dopo la sconfitta contro il Mulo, alla fine del precedente volume, la Prima Fondazione inizia a pensare di essere invincibile. Oltre alla potenza della scienza, infatti, pensa di essere sempre protetta dalla S.F, che lavora perché il Piano Seldon possa andare in porto.

Quello che non sanno però è che l’arrivo del Mulo era una deviazione non prevista dal Piano e per questo il Piano rischia di non poter essere portato a compimento. L’arrivo del Mulo non era previsto in quanto Seldon aveva basato il proprio progetto su statistiche riguardanti società, non singoli individui. Come ormai abbiamo visto più volte nel prequel infatti, tenere in considerazione ogni sviluppo individuale renderebbe impossibile qualunque tipo di previsione. Ma questo non vuol dire che gli individui siano secondari rispetto agli eventi storici.

In teoria sembra che ognuno di noi potrebbe essere capace di modificare il corso degli eventi attraverso comportamenti che non possono essere previsti. Ma possono degli esseri umani normali riuscire ad andare contro un élite capace di prevedere gli eventi?
Infatti, se la maggior parte degli abitati di Terminus ha preso positivamente l’idea di avere la protezione di una S.F. che li protegge dai nemici esterni. Altri vedono in questa forza esterna il nemico da combattere, ma come si può combattere una forza che prevede le tue mosse?

E con quest’opera, secondo me, che si esprime maggiormente la bellezza del Ciclo delle Fondazioni e la bravura di Asimov come narratore. Ogni capitolo è essenziale, ogni parola scelta con cura per portare il lettore su una strada senza fargli capire che in realtà ne sta percorrendo una completamente diversa. Ogni volta che si pensa di aver raggiunto la verità i piani vengono completamente scombinati e le carte in tavola cambiate. Il tutto senza che lo svolgersi di un evento vada in contraddizione con qualcosa di narrato in precedenza. O meglio…

…una discordanza c’è.

Se siete approdati a quest’opera dopo aver letto il prequel vi sarete resi conto che c’è un piccolo intoppo. Certo una cosa microscopica rispetto alla vastità dell’opera, soprattutto considerando quanti anni sono passati tra il ciclo originale e gli altri due.

Se vi ricordate nel prequel le materie base della psicostoria erano la matematica (studiata da Hari Seldon) e la storia (studiata da Dors Venabili). In questo ciclo invece sembra che sia la psicologia (e quindi gli psicologi) ad aver dato la spinta a Seldon per creare il suo piano. Ma non solo, alla fine di questo romanzo troviamo Seldon ricordato come un grande sociologo, ma di sociologia nei prequel non si è mai parlato.

Ecco, come mi avevo detto questa è proprio una piccolezza rispetto a tutta l’opera, ma è bello vedere che anche i migliori possono ogni tanto non essere perfetti. Altrimenti viene quasi difficile crederli umani!

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Valentina
Ciò che amo fare è scoprire nei libri temi e argomenti di riflessione che possano aiutare a comprendere meglio la complessità del mondo che ci circonda. La mia curiosità si rivolge all'essere umano nella sua interezza e vedo i libri come uno dei mezzi attraverso i quali approfondire l’argomento umanità.
Per questo amo parlare di fiabe, che riportano alle origini di un popolo, e allo stesso tempo di attualità, esplorando il rapporto dell'uomo con il libro ai giorno nostri.

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