Letteratura per ragazzi, Recensioni

Viola, il blu e gli stereotipi di genere

Riconosci subito un buon libro per ragazzi, perché è quel libro che, pur essendo scritto pensando ad una determinata fascia d’età risulta godibile da chiunque. Viola e il blu di Matteo Bussola rientra proprio in questa categoria di libri. 

È un libro dedicato agli adulti di domani, lo si riconosce dalle scelte linguistiche, dalla struttura del testo e dalla scelta del font di scrittura. È un libro per tutti per la storia che racconta, testo e sottotesto. Anzi, forse il sottotesto è indicato più agli adulti di oggi che a quelli di domani. 

«Viola, hai mai sentito la parola stereotipo
«Sì» dice Viola «Mi pare che è un dinosauro, vero?»
«No, non è un dinosauro. Anche se, in un certo senso…»

Viola e il blu di Matteo Bussola, pag. 77-78

Trama:

Viola e il blu di Matteo Bussola

Il colore preferito di Viola, la protagonista di questo romanzo, è il Blu. 
Ma come può essere il Blu se lei è una femmina? Lo sanno tutti che il colore delle femmine e il Rosa e il blu è quello dei maschi. O forse no? Quando Viola chiede al papà di spiegarle chi ha deciso come dividere i colori inizia tra loro un bellissimo dialogo su stereotipi e ruoli di genere. 

Questa è una storia che parla alle bambine, ma anche ai bambini, perché nella suddivisione dei compiti non vince nessuno, in compenso si perde tanta libertà.
Ma è anche una storia che parla ai genitori, per ricordargli che bambini e bambine hanno il diritto di crescere liberi. Perché tante volte siamo noi adulti per primi a portare avanti certi stereotipi, magari senza neanche rendercene conto.

Quattro chiacchiere su Viola e il blu

Non so se la nascita di Talia mi ha reso più sensibile a certe tematiche, probabilmente no. Sono cresciuta con Matilde e Extraterrestre alla pari, ho sempre avuto una passione per le bambine e i bambini che sognano di essere liberi. La nascita di Talia però mi costringe a non pensare più a certi temi solo in astratto e questo libro è stata un’ottima palestra

Viola e il blu nasce come libro per ragazzi, ma come tutti i buoni libri per ragazzi ha tanto da dire anche ai genitori e agli adulti in generale. Perché sono loro che creano l’ambiente in cui  i giovani si devono muovere. Sono loro che, più o meno volontariamente, alzano i recinti entro i quali i giovani si devono muovere. 

Gli stereotipi di genere sono delle gabbie dorate dentro cui donne e uomini si trovano a vivere, spesso senza rendersi conto della prigionia. L’influenza culturale è talmente forte che sono tantissime le persone che credono davvero che donne e uomini siano biologicamente portati per determinati ruoli.
In questo libro troviamo però un papà che si occupa di sua figlia più della moglie, perché è la moglie quella che lavora di più. Come se non bastasse divide equamente con lei i lavori domestici. Un papà, un marito, che ci ricorda come saper fare o non fare qualcosa è solo questione di imparare a farla, nessuno nasce imparato

La forza dell’influenza culturale

Uno tra i passaggi che ho apprezzato maggiormente di questo libro riguarda un pezzettino molto piccolo, ma di una forza straordinaria. 

«Quando la mamma torna un po’ tardi, e tu hai preparato la cena anche per lei, la mamma ti dice sempre grazie. Tu invece , quando la mamma fa le lavatrici o si mette a stirare, grazie non lo dici mai. Anche questo è uno steropo?”»

Viola e il blu di Matteo Bussola, pag. 95-96

Per quanto possiamo sforzarci di uscire dagli stereotipi, alcuni comportamenti sono talmente tanto interiorizzati da passare inosservati. Ed è qui che nasce la forza di tutto il discorso tra Viola ed il suo papà. Il padre non vuole mostrare la via giusta alla figlia, ma metterla a conoscenza di una struttura culturale contro la quale prima o poi si scontrerà. Nello stesso tempo è capace di ascoltare la figlia stessa e migliorarsi grazie alle sue osservazioni. Mettendo da parte anche quell’orribile modello educativo per il quale l’educazione è un percorso a senso unico, imposto dall’alto verso il basso.

Un libro solo per bambine? 

La protagonista di questo libro è una femmina. Questo impedisce al libro di essere letto da un maschio? Concezione strana visto che le femmine non si mettono problemi a leggere libri in cui i protagonisti sono maschi.Superato questo preconcetto troviamo un libro che parla a tutti i bambini. Perché per quanto le gabbie dorate delle femmine sono, forse, più evidenti, questo non vuol dire che i maschi siano liberi.

Non piangere.
Non giocare con le bambole.
Non fare la femminuccia.
Non vestirti di rosa.
Non ballare.
Non essere sentimentale.

Queste sono solo alcune delle limitazioni che si trovano a vivere quotidianamente i bambini. Ed ecco perché questo libro è anche per loro. Perché è bene sapere che certi vincoli sono esclusivamente culturali. Ed esistono perchè la società si trova in crisi se non può etichettare qualunque cosa.

Fare cose da femmina non è sinonimo di debolezza. Fare quello che ci fa stare bene è alla base della felicità.
A questo punto però non posso fare a meno di consigliarvi la lettura anche di Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno.

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Valentina
Lettrice onnivora, educatrice, mamma.
Dei libri amo la capacità di mostrare la complessità del mondo che ci circonda, forse per questo tra i miei generi preferiti rientrano fantascienza, fantapolitica, fiabe tradizionali e saggistica.

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