Parole di Donna, Recensioni

Il ballo delle pazze – L’esautorazione del femminile

La Salpêtrière è un ospedale progettato nel 1656 dall’architetto Libéral Bruant su richiesta del re di Francia Luigi XIV. Si trova nel XIII arrondissement di Parigi e fu costruito dove in passato sorgeva una fabbrica di polvere da sparo. È proprio dal salnitro, “salpêtre”, che prende il nome la struttura. 

In questo luogo, che oggi è uno dei più importanti ospedali europei, si sono srotolate le storie di tante donne, pazze, isteriche, nevrotiche. Donne il cui unico problema, spesso, era solo quello di non rispecchiare gli stereotipi che la società gli aveva cucito addosso. Prostitute, adultere, ribelli, quando passa la moda delle streghe ecco che le pazze si fanno strada. Perché per una società maschilista è importante trovare il modo di sminuire ed escludere ciò che non riesce a sottomettere. 

Trama: 

Copertina del libro Il ballo delle pazze di Victoria Mas. Edizioni E/O
Il ballo delle pazze di Victoria Mas

Siamo nel 1885 e l’ospedale non è più un carcere, ci lavora anche colui Jean-Martin Charcot, insegnate di Sigmund Freud e padre della neurologia. Non ci sono le catene, ma le donne che vengono rinchiuse vengono comunque tagliate fuori dalla società e spesso sottoposte ad esperimenti e pratiche di dubbia efficacia. 

La verità è che l’ospedale è un’ottimo luogo in cui abbandonare donne scomode, di cui la famiglia si vuole liberare. Poche sono coloro che entrano pazze, ma tutte prima o poi lo diventano durante la reclusione. Soprattutto perché basta uno scoppio d’ira contro un sopruso per meritare l’etichetta di “pazza”.

Quattro donne Louise, Eugénie, Geneviève e Thérèse accompagneranno il lettore alla scoperta della vita all’interno di un ospedale psichiatrico della fine dell’800. Quattro storie e quattro donne molto diverse tra loro, il cui destino si intreccia nei locali di Salpêtrière.

Quattro chiacchiere su Il Ballo delle pazze 

Ho voluto leggere questo libro per approfondire la mia storia con la narrativa francese dopo Muriel Barbery e Valérie Perrin. Victoria Mas non ha niente a che vedere con queste ultime però, non ha il loro stile poetico e calmo, Victoria Mas sembra voler condividere con il lettore tutta la sua rabbia. E ci riesce benissimo. 

Le donne che vengono narrate in questo libro sono donne che non rispecchiavano il ruolo che la società le aveva imposto. Le stesse donne che qualche secolo prima sarebbero state bruciate sul rogo. ma sul finire del 1800, con la medicina che fa passi da gigante, c’è un modo molto più pulito per liberarsi di loro, rinchiuderle in un elegantissimo ospedale psichiatrico.

Pagina dopo pagina un tarlo si insinua nella mente: prima streghe, poi pazze, oggi come vengono etichettate le donne da isolare? Perché è vero che da allora tante cose sono cambiate, eppure ancora oggi una donna che non rispecchia determinati canoni è definita da epiteti che mirano ad isolarla e a ledere la sua libertà e capacità di autodeterminazione. 

Abbiamo bisogno di sorellanza

Oggi come allora uno dei problemi delle donne sono proprio le donne stesse. Nonne, zie, madri o colleghe di lavoro sono pronte a mettersi in prima linea per etichettare tutto ciò che esce dai binari della normalità. Asservirsi al potere è il modo migliore per sentirsi dalla parte giusta e non rischiare di esserne vittima. Stare dalla parte del leone e collaborare per isolare le pecore nere è il metodo più semplice per elevarsi dall’ultimo gradino della scala sociale ed arrivare almeno al penultimo.

Ho terminato la lettura e mi sono sentita arrabbiata e amareggiata, non pensavo di leggere di personaggi così vicini al mio vivere odierno. Invece rivivo questa storia ogni volta che leggo donne difendere un aguzzino “poteva pensarci prima”, “non si esce vestite così” o “colpa sua che era ubriaca”. Lo rivivo ogni volta che le vedo donne insultarsi per scelte personali come se un percorso di vita fosse migliore dell’altro. 

Cerchiamo di nascondere le Louise, Eugénie, Geneviève o Thérèse che vivono dentro di noi, perché tutto ciò che esce dalla norma viene discriminato. Eppure solo accettando di essere tutte un po’ pazze e un po’ streghe potremmo finalmente trovare la strada per essere libere.

Si, ma anche gli uomini…

Che il patriarcato non sia un problema solo per le donne è un dato di fatto. Anche gli uomini devono rientrare all’interno di precisi stereotipi di genere. Tutto ciò che riguarda la sfera sentimentale e di cura (di sé e degli altri) è preclusa a chi vuole essere un “vero maschio”.

È una questione che abbiamo già trattato su Chiacchiere Letterarie e che sicuramente verrà trattata ancora Ma lasciatemi dire che è assurdo che ogni volta che si parla del problema del maschilismo debba esserci sempre qualcuno che cerca di spostare l’attenzione su altro. C’è un tempo e un luogo per ogni cosa, il benaltrismo serve solo per esautorare una causa per la quale non sia ha interesse.

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Valentina
Lettrice onnivora, educatrice, mamma.
Dei libri amo la capacità di mostrare la complessità del mondo che ci circonda, forse per questo tra i miei generi preferiti rientrano fantascienza, fantapolitica, fiabe tradizionali e saggistica.

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