Narrativa Contemporanea, Recensioni, Voci dalla Sardegna

Riflessioni su Il sogno della macchina da cucire

Il sogno della macchina da cucire è un libro scritto da Bianca Pitzorno che ha come protagonista una sartina italiana dell’800. Accompagnati dal racconto della sarta però non conosceremo solo la sua vita, ma anche quella di molti dei personaggi che chiedono i suoi servizi, ma tra queste pagine non ci sono solo abiti da rammendare e segreti da custodire.

Alla cara memoria […] di tutte le sartine odierne del Terzo Mondo che cuciono per noi gli stracci alla moda che paghiamo pochi euro nei grandi magazzini di abbigliamento a basso costo – ciascuna sempre lo stesso pezzo tagliato da altri, come alla catena di montaggio – per quattordici ore, con i pannoloni per non perdere tempo ad andare in bagno, e che dopo aver ricevuto una paga da fame muoiono bruciate nelle loro enormi fabbriche-carcere. Cucire è un’attività creativa e bellissima, ma non così. NON COSì.

Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno, pag.6

Con queste parole Bianca Pitzorno ci accompagna nella lettura di questo romanzo. Sono delle parole che non sono riuscita a togliermi dalla testa per tutto il tempo della lettura. Tutt’ora non riesco a slegare questa storia dal pensiero sulla vita delle “sartine” odierne ed è proprio su questo che mi concentrerò in questo articolo. Per questo motivo se siete alla ricerca di una recensione “letteraria” non è questo il posto che fa per voi. Ho intenzione di prendere questo libro come spunto per parlarvi di fast fashion e di cosa possiamo fare oggi, come consumatori, per cercare di arginare il problema. 

Trama:

Copertina del libro Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno
Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno

Ci troviamo in Italia, sul finire dell’Ottocento con la narrazione in prima persona di una sartina (di cui non conosciamo il nome). In un’epoca in cui comprare un vestito già pronto era ancora molto raro e soprattutto molto costoso, la maggior parte delle persone si affidava alle sarte per cucire corredi, rammendare biancheria e sistemare abiti. L

Attraverso la storia della sua vita, la sartina ci racconterà anche delle persone che la circondano, rendendoci partecipi di un’epoca che può sembrare più lontana di quanto realmente sia. Tra differenze di genere e differenze di classe la vita è molto diversa a seconda del genere e della potenza economica della famiglia in cui si nasce. Quando si nasce donne e povere riuscire a rimanere libere, senza mettersi al servizio di una famiglia potente è davvero raro e difficile. Tutta la vita dei poveri è una continua sudditanza nei confronti di chi ha maggior potere economico.

Mentre ci districhiamo tra la vita di marchesine, giornaliste americane, orfane e donne di tutti i ceti sociali, la dedica iniziale di Bianca Pitzorno continua a martellare nella mente. Oggi le “sartine” che cuciono i nostri vestiti, che vita fanno?

Quattro chiacchiere su Il sogno della macchina da cucire (più o meno)

Sono ormai diversi anni che ho iniziato a riflettere su quanto la velocità del mercato stia cercando di creare la società del perfetto consumatore. Colui che non guarda a cosa compra, che non è felice di ciò che compra, ma che pensa solo a comprare ancora, ancora e ancora. Per renderci dei perfetti consumatori gli oggetti devono avere una qualità infima, così siamo propensi a comprare ancora; e devono costare poco, per sentire meno il peso economico sul momento. 

Il libro non ha assolutamente come tema quello della fast fashion, è ambientato in un mondo decisamente precedente a quello della società del consumo. Però forse proprio per questo è riuscito a farmi riflettere così tanto sul tema. Come è possibile che la vita delle “sartine” odierne sia ancora quella di schiave delle richieste di chi ha più potere economico? 

Oggi come allora la vita delle persone “di serie B” non ha nessun valore per chi è economicamente più potente. Nel libro leggiamo di come persone facoltose pensino di poter comprare non solo un lavoro ma la persona stessa con i loro soldi. Oggi succede la stessa cosa, o forse anche peggio, persone economicamente potenti cercano di fare ancora più soldi sfruttando il lavoro di chi ha meno potere. Ma non ci preoccupiamo, perché tanto quelle sartine lavorano in luoghi molto distanti da noi, le loro vite non ci toccano.

Ma far finta di non vedere, cercando sempre il vestito che costa meno, senza dare peso alla qualità né alle condizioni di lavoro di chi quel capo lo ha cucito, rende complici di un sistema di sfruttamento che oggi non dovrebbe più esistere. Comprare meno, comprare meglio, vuol dire anche ridare valore alla vita delle persone che sono dietro al mercato della moda.

Ulteriori informazioni e siti utili

Siccome però non sono la persona più adatta per entrare nello specifico di certi argomenti, vi lascio alcuni link di riferimento se volete approfondire

Il vestito verde: database di brand ecosostenibili ed etici per uomo, donna e bambino. Ha anche un meraviglioso blog associato dal quale potrete avere molte informazioni utili.

The True Cost: documentario sulla fast fashion. Dovrebbe essere presente anche su Netflix.

Camilla Mendini: trovate i suoi bellissimi video su youtube, ha anche creato Amorilla, uno shop di slow fashion tra India e Italia.

Si, ma quindi il libro?

Il sogno della macchina da cucire è uno di quei libri di cui è più semplice parlare descrivendo i moti interiori che ha smosso. Perché ne hanno già parlato in tanti e sicuramente meglio di me, perché l’ho amato dalla prima all’ultima pagina, perché Bianca Pitzorno si conferma una delle narratrici migliori al mondo. E tutto questo mi fa sentire in difetto, non credo di avere le parole per potervi descrivere quanto questo libro mi sia piaciuto e mi abbia fatto riflettere.

Niente è lasciato al caso. Le città sono senza nomi specifici, perché potrebbe essere ambientato in un qualunque paesino d’Italia. Neanche la sartina ha un nome, come semplice ma potente simbolo di tutte le donne che in quell’epoca si sono trovate a svolgere la stessa professione. La cura dei dettagli rende la lettura un vero e proprio viaggio nel tempo.

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Valentina
Lettrice onnivora, educatrice, mamma.
Dei libri amo la capacità di mostrare la complessità del mondo che ci circonda, forse per questo tra i miei generi preferiti rientrano fantascienza, fantapolitica, fiabe tradizionali e saggistica.

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