Recensioni

La letteratura è arte? Parlare di libri

Ultimamente sono latitante sul blog per quanto riguarda le recensioni, è un periodo del cavolo e se non erro ve lo avevo accennato in passato. Quando leggo è principalmente roba per la tesi e per quanto siano letture bellissime (ora ho in lettura Non sperate di liberarvi dei libri di Umberto Eco che è veramente fenomenale).
In compenso sto riflettendo tantissimo sul mio modo di leggere e anche sul mio modo di scrivere dei libri che leggo. Forse avrete notato infatti che il mio stile di recensione sta cambiando un po' ultimamente, abbracciando maggiormente il mio stile di lettura e di riflessione, mentre prima rimanevo molto più sulle nozioni strettamente legate al testo. Quindi oggi vorrei semplicemente chiacchierare con voi su una delle mie ultime riflessioni riguardanti la lettura.

Un libro è un'opera d'arte.

Per questo a fine lettura per me non è importante sapere solo chi ha scritto cosa e quando. Queste sono sicuramente conoscenze importanti per un'analisi del testo, ma che poco hanno in comune con la lettura fatta per passione.
Mi ricorda molto la tipologia di lettore che richiedeva alle superiori la mia professoressa di italiano. Non era tanto importante il coinvolgimento con la storia, quanto ciò che di quella storia si sapeva dire collegandola al periodo storico e all’autore. Motivo per il quale ho odiato tremendamente le letture scolastiche.
C'è una domanda che invece reputo essenziale quando si ha a che fare con un libro, ma che in troppi si dimenticano, soprattutto quando restano troppo legati al modello educativo/scolastico di lettura. Una domanda importantissima per qualsiasi altro tipo di arte ma sottovalutata quando associata alla letteratura.

Cosa ti ha trasmesso quell’opera?

Il libro è un incontro tra storie, quella dello scrittore, quella del libro stesso e la nostra. Per questo pensare che si possa interpretare un romanzo in maniera univoca è una follia. Al massimo si può indagare cosa volesse dire lo scrittore con quei personaggi, ma non è mica detto che a noi quei personaggi dicano esattamente ciò che l’autore intendeva trasmettere.
Pensate a Don Chisciotte per esempio! Cervantes delinea il cavaliere errante come un personaggio negativo, una critica alla società dell’epoca. Eppure oggi chi di noi non si è mai identificato con lui quando utilizza i libri come strumento di evasione dalla monotona quotidianità? Questo pensiero nulla toglie al personaggio originario di Cervantes, semplicemente anche chi non sa niente di Don Chisciotte e dei suoi natali può interpretare la storia secondo il proprio vissuto personale.

In casa preferireste avere un quadro di un pittore famosissimo che non vi trasmette niente o un’opera di un autore sconosciuto che però vi fa battere il cuore ogni volta che lo guardate?

«Come puoi pensare di paragonare Tolstoj, Cervantes o Hugo ad alcuni “scrittori” moderni che cercano solo di trovare un modo per farsi due soldi con le loro operette commerciali?»
È una delle autocritiche che faccio a questo pensiero.

Giudicare un libro per ciò che ci trasmette potrebbe ovviamente voler dire trovare più bello, appassionante e coinvolgente un libro scritto dal primo pinco pallino che passa rispetto ad un romanzo che sta da anni nella lunga e pesante mensola dei classici. Ma c’è davvero qualcosa di sbagliato in questo ragionamento?
Un classico della letteratura può forse racchiudere in sé più di quanto possa racchiudere un romanzo contemporaneo, prima di tutto perché ha superato la sfida del tempo, rimanendo attuale e interessante nonostante i decenni (quando non i secoli) ed inoltre ci trasporta in uno spazio/tempo per noi non esplorabile se non con la lettura. Ci sono anche autori moderni che cercano di richiamare ambientazioni temporali a noi distanti, ma per quanto si possa aver studiato bene un periodo storico la narrazione sarà comunque diversa rispetto a chi quei tempi li ha vissuti in prima persona.

Ma il libro non è solo la sua storia, non è solo la storia dello scrittore. Un libro è anche la nostra storia, che si modifica con l’incontro con i personaggi e gli eventi che leggiamo e che ci cambiano o almeno (quando sono buoni libri) ci fanno riflettere.

Per il mio percorso di studi sono molto più interessata al rapporto che si forma tra le storie che non al rapporto tra scrittore e romanzo, per questo quando vi parlo di un libro cerco sempre di spiegare quale riflessione ha acceso in me una determinata lettura. E sempre per questo i libri che per me valgono di più sono quelli che mi portano ad attivare ragionamenti e collegamenti con il reale e mi danno la possibilità di migliorare la comprensione di ciò che mi circonda.
Amo leggere le recensioni dopo aver fatto la lettura di un romanzo per poter confrontare la mia idea con quella di qualcun altro, poterne discutere e poterla quindi approfondire meglio. Non sotto un punto di vista storico però, quello che mi interessa veramente è l’umanità che tra le pagine è racchiusa e che coinvolge chi decide di conoscere quella stessa storia.

Ma c’è anche un’altra cosa da tenere in considerazione quando si legge i libri e anche quando se ne parla. Ognuno ha un suo modo di parlare di una lettura che ha fatto, un modo che dovrebbe essere personale e dipendere esclusivamente dalle proprie passioni e dalla propria modalità di interpretazione del testo.
La cosa importante secondo me di una recensione è che approfondisca il testo, che poi miri all’ambito storico, a quello letterario o si basi sulla visione pedagogica della storia è poco importante. Se ognuno di noi parlasse con lo stesso stile di un libro leggere più recensioni non avrebbe senso!

A voi cosa vi colpisce maggiormente di una lettura? Che siate blogger o lettori/lettrici quali sono le parti di un testo che preferite esplorare?


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Valentina
Lettrice onnivora, educatrice, mamma.
Dei libri amo la capacità di mostrare la complessità del mondo che ci circonda, forse per questo tra i miei generi preferiti rientrano fantascienza, fantapolitica, fiabe tradizionali e saggistica.

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