Intorno al libro

Lettori che non leggono

Sono poche le persone che leggono realmente gli articoli, ma credevo che almeno nella comunità dei lettori, che della lettura si fa vanto, questo fenomeno non esistesse.

Probabilmente i lettori che non leggono le notizie che commentano sono meno della media. Ma se neanche un lettore, che dovrebbe essere abituato alla lettura di lunghi testi, riesce a prendersi il tempo di leggersi un articolo prima di commentarlo, come si può pensare che lo faccia qualcuno che già di suo non è abituato a leggere?

Leggere non serve, basta il titolo

La velocità di informazione ci porta ad essere sommersi da notizie nuove, approfondirle invece è un’attività lenta e, in ottica di visibilità, decisamente inefficace.

È così che funzionano oggi le notizie, devi essere il primo a darle se vuoi fare visualizzazioni, allo stesso modo devono essere scioccanti (o avere un titolo che lo sia) per incuriosire e portare alla condivisione.

Sulle notizie di attualità a questo ragionamento sono abituata. È una cosa che mi da molto fastidio e credo sia inutile e controproducente, ma la maggior parte delle persone è attratta da questo tipo superficiale e spiccio di fare informazione. Quindi trovo normale che i giornali prendano questa strada.

Allo stesso modo il fruitore della notizia raramente andrà a leggerla veramente, quindi è inutile che il giornalista/articolista la approfondisca. La cosa più importante è mettere un titolo e un’immagine di anteprima ad effetto.

Ma perché questo accada così spesso anche nel mondo dei lettori proprio non riesco a capirlo. La lettura dovrebbe abituarti alla calma nella fruizione dei contenuti, al piacere dell’approfondimento e alla bellezza di ascoltare qualcuno più preparato di te.

Quando leggiamo un romanzo (o un saggio), magari prendiamo appunti se vogliamo analizzarlo successivamente, ma mi auguro che nessuno si metta a commentarlo dopo aver letto solo l’incipit o il titolo. Perché invece questo risulta così naturale con le notizie e gli articoli?

Se non scrivi non esisti

Forse il problema può derivare dal fatto che ci si senta quasi obbligati a scrivere qualcosa su ciò che troviamo nelle nostre bacheche online per essere sicuri di esser-ci anche noi.

Una sorta di cambio di paradigma dal cogito ergo sum al scribo ergo sum.

Commentare però non basta, bisogna anche essere tra i primi a farlo per essere sicuri di essere a propria volta letti. Questo comporta che il lettore (in questo caso di notizie) abbia ben poco tempo per fruire della notizia, soffermarcisi troppo sopra farebbe diventare l’argomento obsoleto.

Mi chiedo se questa smania di pubblicare libri a tutti i costi senza averne mai aperto uno non possa derivare anche da questo. Il bisogno di rimanere attaccati al presente attraverso un opera che, in teoria, dura più a lungo di un aggiornamento della home.

Lettori che non leggono

Tutta questa riflessione un po’ amara deriva dal fatto che in uno degli ultimi articoli che ho pubblicato (sugli stereotipi sulle lettrici) ha ricevuto commenti da parte di persone che palesemente non avevano letto nulla di ciò che c’era scritto se non il titolo.

Questa è stata un po’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo mesi che leggo commenti sotto articoli di pagine sulla lettura ben più grandi di Chiacchiere Letterarie.

Ma che senso ha commentare se non si sa di che cosa si sta parlando?
È davvero così fuori moda leggere e capire ciò su cui si vuole discutere?

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Valentina
Ciò che amo fare è scoprire nei libri temi e argomenti di riflessione che possano aiutare a comprendere meglio la complessità del mondo che ci circonda. La mia curiosità si rivolge all'essere umano nella sua interezza e vedo i libri come uno dei mezzi attraverso i quali approfondire l’argomento umanità.
Per questo amo parlare di fiabe, che riportano alle origini di un popolo, e allo stesso tempo di attualità, esplorando il rapporto dell'uomo con il libro ai giorno nostri.

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